Stipendi in aumento nominale, ma il potere d’acquisto resta inferiore al 2021

Secondo ASSOURT, i dati più recenti dell’ISTAT evidenziano un aumento delle retribuzioni contrattuali a giugno 2025, con una crescita dello 0,5% rispetto a maggio e del 2,7% su base annua. Gli incrementi maggiori si registrano nel settore pubblico (+2,9%), nei servizi privati (+2,7%) e nell’industria (+2,3%).

Nonostante l’incremento nominale, il potere d’acquisto dei salari resta circa il 9% inferiore ai livelli del 2021, a causa dell’inflazione elevata registrata nel 2022 e 2023. Nel primo semestre 2025, la retribuzione oraria media ha comunque mostrato un aumento del 3,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Settori con i maggiori aumenti:

  • Ministeri: +6,9%
  • Difesa ed energia elettrica: +6,7%
  • Forze dell’ordine: +5,8%

Nel secondo trimestre 2025, sono stati recepiti dieci nuovi contratti collettivi nazionali, tra cui quelli per forze dell’ordine, settore militare e difesa, industria chimica, cemento e calce, settore automobilistico, gas, acqua e servizi aeroportuali.

Situazione contratti e tempi di attesa

  • A fine giugno 2025, il 56,3% dei lavoratori (7,4 milioni) ha un contratto collettivo attivo.
  • Sono ancora in attesa di rinnovo 31 contratti, che coinvolgono 5,7 milioni di lavoratori.
  • Il tempo medio di attesa per chi ha il contratto scaduto è di 24,9 mesi, in calo rispetto ai 27,3 mesi del 2024.

Posizione dell’Italia a livello internazionale

Secondo dati Eurostat, l’Italia si colloca 18ª su 34 Paesi OCSE per retribuzione netta media rapportata al potere d’acquisto. Con un valore di 24.000 PPS, resta circa il 15% sotto la media UE, fermandosi al 19° posto tra i Paesi OCSE.

ASSOURT sottolinea la necessità di politiche salariali più efficaci per recuperare il potere d’acquisto dei lavoratori e ridurre il divario rispetto agli altri Paesi europei.

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