Sviluppo sostenibile: l’Italia corre contro il tempo

Manca meno di cinque anni al 2030, termine fissato dall’ONU per il raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs). Secondo ASviS, l’Italia è indietro: solo il 17% degli obiettivi globali sembra destinato a essere raggiunto nei tempi stabiliti, e sei dei 17 target nazionali mostrano peggioramenti significativi (povertà, disuguaglianze, acqua, ecosistemi terrestri, governance e partnership).

Il 2024 ha segnato nuovi record climatici: +2,72 °C in Italia rispetto ai livelli preindustriali, con eventi estremi, crisi agricole e danni economici stimati in 15,7 miliardi di euro tra il 2022 e il 2023. L’inerzia rischia di costare molto caro: secondo Oxford Economics, senza una transizione verde il PIL italiano potrebbe perdere fino a un quarto del suo valore entro il 2050.

Non tutto è perduto. Alcune imprese e cittadini stanno accelerando verso la sostenibilità: il Festival dello Sviluppo Sostenibile 2024 ha coinvolto oltre 1.220 eventi, e un’ampia maggioranza degli italiani (80%) considera la sostenibilità importante nelle scelte di consumo, con il 90% disposto a pagare di più per prodotti sostenibili.

ASviS e Coop sottolineano che sostenibilità e competitività non sono in contrasto: investire nella transizione ecologica può aumentare produttività, profitti e occupazione, garantendo un “giusto prezzo” per chi produce e per le generazioni future. Il messaggio è chiaro: cambiare rotta è possibile, e anche piccoli comportamenti innovativi possono generare un effetto palla di neve in tutta la società.

La vera domanda non è se possiamo permetterci di essere sostenibili, ma se possiamo permetterci di non esserlo. I dati, il clima e l’economia parlano chiaro: agire ora è essenziale.

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