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Contenuti social dannosi per i minori: guida per difendere i tuoi diritti

16 Ottobre 2026

Hai trovato contenuti social dannosi per i minori e vuoi capire come segnalarli o impedirne la visualizzazione? I contenuti social dannosi per i minori non coincidono sempre con contenuti illegali: alcuni devono essere rimossi perché contrari alla legge, mentre altri richiedono specifiche misure di protezione, limitazione dell’accesso o moderazione da parte delle piattaforme. Le norme italiane ed europee prevedono oggi tutele specifiche per bambini e adolescenti, dalla protezione contro cyberbullismo e pornografia fino agli obblighi imposti alle piattaforme dal Digital Services Act.

Quando un contenuto social può essere considerato dannoso per un minore

Non esiste un’unica categoria di “contenuto dannoso”.

Un video, un post o una diretta possono creare problemi perché contengono violenza, materiale sessualmente esplicito, incitamento all’odio, comportamenti pericolosi, pratiche potenzialmente nocive per la salute oppure perché espongono un minore a molestie, cyberbullismo o contatti indesiderati.

È però importante distinguere tra contenuto dannoso e contenuto illegale. Un contenuto può essere inappropriato per un bambino senza essere necessariamente vietato per tutti gli utenti. Al contrario, quando il contenuto integra un illecito, entrano in gioco anche le procedure previste per la sua rimozione e, nei casi più gravi, l’intervento delle autorità competenti.

Il Digital Services Act impone alle piattaforme accessibili ai minori di garantire un elevato livello di privacy, sicurezza e protezione per gli utenti più giovani.

Quali rischi devono considerare le piattaforme

La tutela non riguarda più soltanto il singolo video violento o offensivo.

Nel 2025 la Commissione europea ha pubblicato specifici orientamenti sulla protezione dei minori nell’ambito del Digital Services Act, affrontando rischi come cyberbullismo, contenuti dannosi, contatti indesiderati con sconosciuti e meccanismi di progettazione capaci di favorire un uso eccessivo o compulsivo delle piattaforme.

Gli orientamenti raccomandano, tra le altre misure, account dei minori privati per impostazione predefinita, maggiore controllo sui sistemi di raccomandazione, possibilità semplice di bloccare altri utenti e limitazioni alle funzioni che possono aumentare eccessivamente il coinvolgimento, come autoplay, notifiche continue o altri sistemi pensati per prolungare la permanenza sulla piattaforma.

Si tratta di orientamenti che aiutano a valutare il rispetto degli obblighi del DSA: non significa che ogni singola raccomandazione corrisponda automaticamente a un divieto autonomo.

Gli algoritmi possono essere un problema per i minori?

Sì. Il problema può riguardare non soltanto il contenuto inizialmente cercato dal ragazzo, ma anche ciò che la piattaforma continua successivamente a raccomandargli.

Un sistema di raccomandazione può, per esempio, proporre ripetutamente contenuti dello stesso tipo e creare quello che viene definito un “rabbit hole”, cioè una progressiva esposizione a materiale sempre più simile o estremo.

Gli orientamenti europei sulla protezione dei minori raccomandano quindi alle piattaforme di modificare i sistemi di raccomandazione per ridurre l’esposizione ripetuta a contenuti dannosi e dare ai ragazzi maggiore controllo sul proprio feed.

La Commissione europea ha inoltre sottoposto negli ultimi anni alcune delle maggiori piattaforme a verifiche proprio rispetto ai rischi che determinate funzionalità e algoritmi possono creare per i minori.

La pubblicità personalizzata ai minori è consentita?

Il Digital Services Act introduce una tutela particolarmente importante: le piattaforme online non possono mostrare ai minori pubblicità basata sulla profilazione quando sanno con ragionevole certezza che il destinatario è minorenne.

L’obiettivo è evitare che i dati e i comportamenti online dei bambini vengano utilizzati per costruire pubblicità personalizzate sulle loro caratteristiche o interessi.

Questo non significa che un minore non possa vedere alcuna pubblicità online. Il divieto riguarda in particolare l’utilizzo della profilazione per indirizzare gli annunci verso gli utenti minorenni.

Un social deve avere un sistema per segnalare i contenuti?

Il DSA prevede meccanismi attraverso i quali gli utenti devono poter segnalare alle piattaforme i contenuti illegali.

La segnalazione deve essere gestita in maniera tempestiva, diligente e non arbitraria e l’utente deve essere informato della decisione adottata.

Per i contenuti semplicemente inappropriati ma non necessariamente illegali possono inoltre essere utilizzati gli strumenti previsti dalle condizioni della singola piattaforma, ad esempio per segnalare contenuti violenti, sessuali, pericolosi o contrari alle regole della community.

È quindi utile effettuare per prima cosa la segnalazione direttamente attraverso il social, salvando la conferma o il numero della pratica quando disponibile.

AGCOM può intervenire su video dannosi per i minori?

In determinati casi sì.

Con la delibera n. 298/23/CONS, AGCOM ha adottato una procedura specifica per i contenuti diffusi tramite piattaforme di condivisione video che possono nuocere allo sviluppo fisico, psichico o morale dei minori.

La procedura riguarda anche contenuti che incitano all’odio razziale, sessuale, religioso o etnico, offendono la dignità umana o presentano altre criticità previste dalla regolazione. Può partire da una segnalazione dell’utente oppure d’ufficio.

Quando vengono accertati i presupposti, AGCOM può arrivare a ordinare la rimozione o l’inibizione dell’accesso al contenuto per gli utenti italiani. Per i casi urgenti, nei quali esiste il rischio di un pregiudizio grave, imminente e irreparabile, è prevista una procedura accelerata.

Questa procedura riguarda specificamente le video sharing platform e non significa che AGCOM possa ordinare direttamente la cancellazione di qualsiasi post pubblicato su qualunque servizio online.

Cosa succede con i contenuti pornografici

Per i contenuti pornografici esiste una tutela ancora più specifica.

Il Decreto Caivano ha introdotto il divieto di accesso dei minori ai contenuti pornografici e ha imposto ai siti e alle piattaforme di condivisione video interessati l’utilizzo di sistemi efficaci di verifica della maggiore età.

AGCOM ha definito le modalità tecniche con la delibera n. 96/25/CONS. Gli obblighi sono diventati operativi dal 12 novembre 2025 per i soggetti stabiliti in Italia o fuori dall’Unione europea inseriti nell’ambito previsto e dal 1° febbraio 2026 per i soggetti stabiliti in altri Stati membri dell’UE.

Nel 2026 AGCOM ha già adottato provvedimenti di blocco nei confronti di siti che non avevano implementato correttamente i sistemi di verifica dell’età.

Cosa fare in caso di cyberbullismo

Quando il contenuto riguarda direttamente un minore attraverso minacce, umiliazioni, fotografie offensive, video denigratori, furto d’identità o altre condotte online finalizzate ad attaccarlo o metterlo in ridicolo, può entrare in gioco la disciplina sul cyberbullismo.

La legge n. 71/2017 consente di chiedere l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti. L’istanza può essere presentata direttamente dal minore che abbia più di 14 anni oppure da chi esercita la responsabilità genitoriale.

La prima richiesta va indirizzata al titolare del trattamento oppure al gestore del sito o del social network. Se non viene soddisfatta, è possibile rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali, che dispone di un’apposita procedura in materia di cyberbullismo; il Garante indica che, ricevuta la segnalazione prevista dalla legge, si attiva entro 48 ore.

Un ragazzo di 14 anni può usare liberamente qualsiasi social?

No: la soglia dei 14 anni prevista dalla normativa italiana sulla privacy non deve essere interpretata come un’autorizzazione generale a utilizzare qualsiasi piattaforma.

In Italia, quando un servizio della società dell’informazione offerto direttamente a un minore tratta i dati sulla base del consenso, il minore può validamente prestare tale consenso a partire dai 14 anni; sotto questa soglia è necessario il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale.

Le piattaforme possono però stabilire nelle proprie condizioni di utilizzo età minime differenti e possono inoltre applicarsi ulteriori regole specifiche in base al tipo di servizio o di contenuto.

Quindi 14 anni non equivale a una soglia universale di accesso a tutti i social o a tutti i contenuti online.

I genitori possono utilizzare sistemi di parental control

Sì. Gli strumenti di parental control costituiscono una delle misure previste per limitare l’esposizione dei minori a determinate categorie di contenuti.

Le linee guida AGCOM sui sistemi di protezione dai rischi del cyberspazio prevedono che i fornitori di accesso a Internet mettano a disposizione gratuitamente sistemi di parental control. Per le offerte espressamente dedicate ai minori questi strumenti devono essere già attivati.

Tra le categorie che possono essere filtrate rientrano, secondo AGCOM, contenuti per adulti, gioco d’azzardo, armi, violenza, odio e discriminazione e contenuti che promuovono comportamenti potenzialmente dannosi per la salute.

Il parental control, però, non sostituisce gli obblighi delle piattaforme né l’intervento necessario quando un minore è già vittima di una condotta illecita.

Posso reclamare ad AGCOM se una piattaforma non rispetta il Digital Services Act?

Sì, quando la contestazione riguarda una possibile violazione degli obblighi previsti dal DSA.

AGCOM è il Coordinatore dei servizi digitali per l’Italia. Dal 2025 esiste una procedura specifica attraverso la quale gli utenti, oppure associazioni e organizzazioni autorizzate ad agire per loro conto, possono presentare un reclamo ai sensi dell’articolo 53 del DSA.

Il reclamo può riguardare, per esempio, problemi nei sistemi con cui vengono segnalati contenuti illegali o altre possibili violazioni degli obblighi imposti alle piattaforme.

È però importante distinguere questo strumento dalla richiesta di rimozione di un singolo contenuto: AGCOM precisa che, nell’ambito del reclamo DSA, il Coordinatore dei servizi digitali non è direttamente l’organo incaricato di rimuovere il contenuto illegale. Quest’ultimo deve innanzitutto essere segnalato alla piattaforma secondo il meccanismo previsto dal DSA e, quando necessario, alle autorità competenti.

Quando rivolgersi al Garante Privacy

Il Garante assume particolare rilievo quando il problema riguarda i dati personali del minore.

Un esempio tipico è il cyberbullismo, quando vengono pubblicati senza autorizzazione fotografie, video, dati o altri contenuti riferiti direttamente al ragazzo. In questi casi la normativa prevede uno specifico percorso di tutela.

Il Garante può inoltre ricevere reclami e segnalazioni per altri trattamenti di dati personali contrari alla disciplina privacy.

Non bisogna quindi confondere le competenze: AGCOM interviene, tra l’altro, sulla disciplina delle piattaforme e dei contenuti audiovisivi; il Garante interviene quando il problema riguarda la protezione dei dati personali; le autorità di pubblica sicurezza possono invece essere necessarie quando emergono possibili reati.

Se il contenuto è molto grave devo limitarmi alla segnalazione sul social?

No.

Se ci sono minacce, ricatti, sfruttamento sessuale di minori, materiale pedopornografico, adescamento, pericolo immediato o altre condotte che possono costituire reato, la semplice segnalazione alla piattaforma può non essere sufficiente.

È opportuno conservare gli elementi utili a identificare account, link e contenuto senza diffondere ulteriormente materiale illecito e rivolgersi rapidamente alle autorità competenti.

La protezione del minore viene prima della disputa con la piattaforma: nei casi urgenti non bisogna aspettare l’esito di una normale procedura di moderazione.

Cosa fare in pratica

1
Documenta il contenuto senza diffonderlo ulteriormente.

Salva link, username, data, piattaforma e screenshot utili; evita copie non necessarie se il materiale è illecito o particolarmente sensibile.

2
Utilizza subito gli strumenti di segnalazione della piattaforma,

indicando la categoria corretta: tutela dei minori, violenza, molestie, nudità, hate speech o altra voce pertinente.

3
Se il contenuto riguarda direttamente un minore, proteggi anche l’account.

Blocca l’utente responsabile, limita i contatti indesiderati e modifica le impostazioni di privacy quando necessario.Blocca l’utente responsabile, limita i contatti indesiderati e modifica le impostazioni di privacy quando necessario.

4
In caso di cyberbullismo, chiedi formalmente l’oscuramento, la rimozione o il blocco del contenuto. Il minore ultraquattordicenne può farlo direttamente;

in alternativa può intervenire chi esercita la responsabilità genitoriale.

5
Se la richiesta per cyberbullismo non viene soddisfatta,

utilizza la procedura del Garante Privacy.

6
Se si tratta di video nocivi su una video sharing platform,

verifica anche la procedura AGCOM prevista dalla delibera n. 298/23/CONS.

7
Se ritieni che la piattaforma stia violando gli obblighi del Digital Services Act,

valuta un reclamo ad AGCOM come Coordinatore dei servizi digitali.

8
Attiva i sistemi di parental control disponibili gratuitamente tramite il fornitore di accesso a Internet e controlla anche le impostazioni familiari offerte dal dispositivo e dalla piattaforma.
9
Se il contenuto è pornografico accessibile senza adeguata verifica dell’età,

può essere effettuata una specifica segnalazione ad AGCOM.

10
In presenza di possibili reati o di un pericolo immediato per il minore,

rivolgiti senza ritardo alle autorità competenti e non attendere soltanto la risposta del social network.

Domande frequenti

Non necessariamente. Un contenuto può essere inappropriato per una determinata età senza essere automaticamente illegale. Le piattaforme devono però adottare misure adeguate per garantire un elevato livello di privacy, sicurezza e protezione dei minori e, per determinati contenuti video nocivi, possono trovare applicazione anche gli strumenti specifici previsti da AGCOM.

Sì. In caso di cyberbullismo la legge consente di chiedere l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti. La richiesta può essere formulata dal minore con più di 14 anni oppure da chi esercita la responsabilità genitoriale; se non viene soddisfatta è possibile rivolgersi al Garante Privacy.

Il Digital Services Act vieta alle piattaforme online di presentare ai minori pubblicità basata sulla profilazione quando sanno con ragionevole certezza che l’utente è minorenne. Non significa però che ai minori sia vietato mostrare qualsiasi forma di pubblicità.

I fornitori di accesso a Internet devono mettere a disposizione gratuitamente sistemi di parental control secondo le linee guida AGCOM. Nelle offerte specificamente dedicate ai minori i sistemi di protezione devono essere già attivati.

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