Nonostante la relativa stabilità del carrello della spesa nel secondo trimestre del 2025, i consumatori devono fare i conti con un’inflazione che torna a salire e con forti rincari sui prodotti alimentari di largo consumo.
Secondo i dati Istat, a giugno l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,2% rispetto a maggio e dell’1,7% su base annua. L’aumento colpisce in particolare i beni alimentari non lavorati (+4,2%), con un impatto diretto sulle tasche delle famiglie italiane.
I rincari più significativi riguardano prodotti quotidiani e difficili da sostituire:
- Caffè: +24,8%
- Burro: +19,7%
- Frutta fresca: fino al +15,8%
- Uova: +7,2%
- Pomodori: +7,4%
- Gelati: +4,6%
In un anno, una famiglia con due figli rischia di spendere oltre 600 euro in più, di cui oltre la metà solo per la spesa alimentare.
Accanto a questi rincari, il clima rovente di giugno ha favorito l’acquisto di frutta, verdura e gelati, ma a pagarne il prezzo sono altri comparti come caffè, cioccolato, carne rossa e burro, tutti in calo nei consumi.
Cambia il comportamento d’acquisto dei consumatori
Le famiglie italiane diventano più attente: promozioni e sconti restano centrali, ma non bastano più. Cresce la sensibilità verso il rapporto qualità-prezzo e la lettura delle etichette, strumenti fondamentali per difendere il proprio potere d’acquisto.
L’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi invita i consumatori a informarsi, confrontare i prezzi, scegliere in modo consapevole e segnalare eventuali anomalie nei costi di beni essenziali.